Tremano le gambe

Mancano due mesi all’Ironman. Tremano le gambe. Ieri al 45simo minuto della lezione di spinning sono sceso dalla bici. Tremavano le gambe. Sabato ho il lungo in bicicletta insieme alla squadra. Tremano le gambe al pensiero. E domenica 33 km di corsa. Le gambe tremano. Sto caricando e a volte le energie non sono quelle che vorrei.

O forse non sono le gambe. Forse è già il rumore della folla che attende sul tappeto rosso. Sono i colpi di basso della musica nelle casse. E’ il colpo al cuore quando attraverserò la linea del traguardo.

Un uomo solo. Il triatleta che prepara un Ironman è un uomo solo, al comando di una gara di cui è l’unico partecipante. La testa riesce a cogliere poche altre cose. Il focus è tremendo.

Ma è una solitudine speciale. Il volto teso con lo sguardo fisso che accompagna i pomeriggi della domenica non è lo specchio di un’anima arida o di una mancanza di comprensione ed attenzione. E’ la condizione di sopravvivenza di un corpo che sta raggiungendo sempre nuovi limiti. E tutti i momenti della vita quotidiana che sembra che stiamo perdendo, sono in verità assorbiti, spesso senza una reazione evidente. Entrano in silenzio nelle fibre in ogni muscolo, si attaccano alle cellule con tutta la forza che hanno, ed esplodono durante l’allenamento, quando a 80 km da casa ne mancano ancora 70 prima di arrivare. Dalle cellule convergono nelle vene, raggiungono il cervello e sprigionano la più importante forma di energia che esiste: la motivazione. Ed è la forma più pura di motivazione, un concentrato emotivo che fa venire le lacrime di gioia mentre corri.

Mancano due mesi all’Ironman. E io ho motivazione da vendere.