Storia di un signore mai stanco

A forza di ripetere ritornelli ricorrenti al Signor Righetti successe una cosa strana.
Pensate, era nato schivo ed introverso, ma a 9 anni aveva sentito in lui crescere un forte desiderio di espressione.
“E’ un bene!” avevano convenuto tutti i parenti.
“Troverà presto moglie!” aggiungevano i vicini.
L’urgenza era tanta che tutte le professioni ed i percorsi di studi sembravano prigioni. Così, con l’appoggio della famiglia, il Signor Righetti esercitò sin da giovane solo ed esclusivamente l’antica arte della dialettica. E più parlava, più altri ragazzi lo ascoltavano. In pochi anni aveva affinato la sua tecnica. In maniera naturale riusciva a trovare le migliori espressioni per sostenere i suoi argomenti. E spesso confidava questi suoi accorgimenti agli amici più stretti.
“Vedete – diceva in tono evangelico – se dite «c’è un problema» nessuno vi ascolta. Ma se dite «questa è una vergogna!» saranno solo quelli senza vergogna a non darvi ragione.” E c’è chi giura che già allora egli fosse l’unico tra i tanti a vivere senza vergogna.
Ma nonostante la tacciata mancanza di pudore, Righetti non fu abbandonato dai suoi seguaci. Che crescevano e crescevano in maniera proporzionale alla bravura del nostro amico.
Velocemente il Signor Righetti passò dalla comprensione delle tecniche più complesse all’ideazione di nuove formule.
La famiglia lo sosteneva. “E’ un genio!”, dicevano.
“E’ un dono per la comunità” cinguettavano i vicini.
Ma, lo sappiamo, ogni cosa ha il suo prezzo. Come l’azione continua dell’acqua sulla roccia, l’uso di quest’arte scavò nel profondo dell’animo di Righetti. Così nel profondo da cambiare il suo vocabolario.
“Perché dire che non si è esperti in alcunché – confidò un giorno ad alcuni amici – se si può dire che si usa il buonsenso?”
Ovviamente i sorrisi di approvazione non mancarono. E l’arte contagiò i suoi auditori. Così che quando Righetti veniva accusato di essere “senza vergogna”, i suoi stessi seguaci lo definivano “senza paura”. Ed il fatto che non si fosse sposato, in barba ai presagi dei vicini, non lo rendeva un “uomo solo”, ma “uno scapolo d’oro”.
Nel Nuovo Vocabolario, ormai a disposizione di molti, coloro che in altri tempi vissero vendendo gli italiani ai tedeschi erano chiamati “Patrioti”, e “raggirare gli incapaci” era diventato “parlare alla pancia del paese”.
In fondo a questo nuovo fiume di espressioni vi era un unico approdo: si parla per convincere, e qualunque cosa è convincente nella misura in cui è conveniente.
Quando questo pensiero si formulò vivido nella mente del Signor Righetti, nulla fu più come prima. Si sentì, per la prima volta, inadeguato. Perché come tutti gli altri, egli aveva un cuore. Ed un cuore non è conveniente.
“Può fermarsi da un momento all’altro” pensò.
Ma soprattutto, può far provar vergogna, e la vergogna è quanto di più sconveniente Righetti potesse pensare.
Veloce si recò da un amico e gli chiese se sapesse come fare per vivere senza cuore. L’amico non gli disse che non sapeva nulla dell’argomento. Invece gli rispose: “Il buonsenso mi dice che se la dinamo della mia bicicletta da luce, allora puoi mettere la dinamo nel tuo petto al posto del cuore”.
Detto, fatto.
Una volta ricucito, il Signor Righetti si sentì un uomo nuovo, conveniente e senza vergogna. Ma dopo pochi minuti le energie vennero a mancare.
“Aiuto, non sto in piedi!” gridò.
Subito accorsero gli amici.
“Stai male? Stai morendo?”.
Più forte del dolore fu l’abitudine: “Non sto male, sono alla ricerca di una nuova fonte di…”
Non finì la frase che si sentì meglio. Svelto tornò a parlare, e ancora più svelta girava la dinamo. Più ripeteva i suoi ritornelli ricorrenti più la gente applaudiva e la dinamo girava.
“Fin quando qualcuno sarà disposto ad ascoltarlo” dissero sottovoce i vicini.