Primo di una speciale classifica

StramilanoStramilano

La faccia assonnata è il segno evidente di una sveglia all’alba. Perché la domenica della Stramilano coincide con il primo GP di F1. E allora, a punta di piedi, raggiungo il divano e accendo Sky sul computer. I semafori rossi si spengono, e parte la gara. Dopo 90 minuti con qualche sobbalzo e la soddisfazione di vedere la Ferrari vincere, inizio a prepararmi per la mia corsa.

Barretta, banana, caffè, vestizione, bagno, saluti, abbracci. Gabriele al Bar mi offre un gunamino. Pronto.

Arrivo in Castello alle 10 passate. Mollo la borsa in due secondi ed inizio a scaldarmi. Il sole non brilla ma la temperatura è buona. E lo sarà tutto il giorno. Dopo circa 20 minuti di riscaldamento, ed una tappa dietro i cespugli, sono pronto al gate arancio.

10, 9, 8….3, 2, 1 booooom

Si parte. Con calma. Come ogni corsa che si rispetti anche la Stramilano presenta il rito del “superiamo quelli che corrono lenti che si fissano che devono partire davanti”. Ma poi la strada si apre e le gambe girano senza alzare il ritmo del cuore. E come per il GP di F1, tutto fila liscio. Chi corre intorno a me chiacchiera. Ascolto voci e racconti raccolti un po’ ovunque. Vedo passanti contenti fare festa alla corsa, e passanti meno attendi buttarsi in mezzo a noi con sprezzo del pericolo. Li vedo raggiungere la sponda opposta della carreggiata e sospirare di sollievo o di rabbia, mentre dai ranghi compatti degli atleti si alzano imprecazioni educative per spiegare ai traversanti la pericolosità del gesto.

Prendo l’acqua al primo ristoro. Ghiacciata. Bevo a piccoli sorsi. Al secondo prendo il the. Freddo. Pazienza. Macino chilometri con ritmo costante, come Vettel sul Cavallino. Poi il finale, il lungo rettilineo che volge verso l’Arco della Pace. Vicino all’arrivo un ragazzo straniero incinta un gruppo di altri ragazzi stranieri, e lo fa in italiano. Mancano le doppie: “Dai ragazi, mancano due chilometri, non molare!!!!“. Come una gazzella, ma non è una gazzella perché sembra asiatico, prende una bottiglietta d’acqua e corre avanti ed indietro per bagnare le ginocchia ai compagni. E poi grida il suo mantra. Poi la curva, il Castello, l’arrivo.

Alla bandiera a scacchi fermo il mio Polar, alzo le braccia e so di aver vinto. Prima gara della stagione. Primo successo. Primo di una classifica speciale: classifica “Futuri papà di un bimbo di nome Ernesto”.

E adesso a pranzo dalla nonna.