Pirati

Deejay TRIIl racconto del triatlon dell'Idroscalo

In mezzo alle acque verdi e azzurre di un lago di città. Orecchino e muta e musica dalle casse.
Ai 600 metri mi giro e cerco le braccia verdi di Matteo, e grido “All’arrembaggio!!!”
E così altre volte, spingendo non solo il fratellino ma anche gli altri increduli nuotatori, che mi guardano chiedendosi che ci fa
una persona ferma in mezzo all’acqua, quando lo scopo è uscire il più in fretta possibile.
Ma per i pirati lo scopo un altro. E’ rubare. Rubare ogni singolo momento e custodirlo sotto un metro di sabbia, da dove nessuno lo possa portare via. “Show time” il mio mantra. Ed è stato spettacolo. Non solo in acqua.
Perché in bici le parti si invertono. E’ il fratellino a mettersi davanti. A tirare. Così i primi 10 km li facciamo sopra i 40 km/h. Due pirati su cavalli di alluminio e carbonio, tra le curve insidiose di Peschiera Borromeo.
Poi di nuovo in gruppo, a tirare. E poi a scattare, per poi rialzarsi e vedere i musi lunghi degli altri atleti che non capiscono quello che stiamo facendo.
E dopo poco più di un’ora siamo già alla frazione corsa. Ed è qui che vedendo il giorno volgere verso la sua conclusione, progettiamo la nostra prossima impresa. Sui 10 km di strada che separano la Zona Cambio dall’arrivo proiettiamo la mente alla gara regina di quest’anno, l’obiettivo che ci permetterà di entrare pienamente nella storia di questo sport.
Luglio 2018, arriva il primo mezzo-ironman. Ed arrivano i pirati.