Oltre la fine del mondo

Dietro quella collina c’è il nulla. Il mondo finisce. Per 30 anni non avevamo mai avuto nessun motivo per scendere dalla Culmine San Pietro se non per la strada da cui eravamo saliti: la strada che parte dalla Val Sassina, sale per Moggio, e quindi raggiunge La Culmine.

La Salita della Culmine è quella che ti respinge quando da piccolo la fai con la mountain bike. Quella che ti regala l’impresa quando, una volta ragazzino, ce la metti tutta, e qualche volta scendi e spingi, pur di arrivare in cima. Poi cresci e con la bici da corsa ci sali in mezz’ora. Ma poi ti giri e ritorni per dove sei venuto.

Perché al di là della Culmine non esiste il mondo. E’ una collina di confine, dove anche il linguaggio si confonde. LA Culmine, IL Culmine, IL COlmine. Diversi nomi, diverse persone.

E’ agosto. Sono le 6:30 di mattina di una giornata raffreddata dai temporali dei giorni precedenti. Dopo una infanzia passata nella pancia della Valsassina, come moderni Ulisse, delle ruote abbiamo fatto ali per la folle discesa nel mondo aldilà della Culmine, oltre la Barriera, nel regno dei selvaggi: La Val Taleggio.

Come Jon Snow, abbiamo combattuto contro rapide discese, strade dissestate, freddo da congelare le dita dei piedi e delle mani, salite micidiali, senza farci sconfiggere da una popolazione che nulla ha a che vedere con i nostri amici del Nord. La popolazione oltre la Culmine parla un dialetto strano, chiuso, che abbiamo scoperto chiamarsi “Bergamasco”.

Ma dopo molti chilometri abbiamo raggiunto un luogo magico. Solo i libri antichi parlavano di quello che ora potevamo vedere con i nostri occhi. La fonte della giovinezza eterna, la Fontana della Vita: eravamo arrivati nell’oasi incantata di San Pellegrino.

Ma non eravamo destinati a restare molto. Perché di nuovo la strada saliva, attraversava gole e fiumi per tornare in alto, verso quella collina che ora ci prometteva che una strada per tornare esisteva. E ancora salita, e poi discesa, verso la culla della Val Sassina, verso una bottiglia di vino con i Pizzoccheri, involtini e insalata.

4 ore e mezza oltre la Culmine, oltre la fine del mondo. L’impresa eroica di una mattina d’agosto.

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