Non puoi comprare la felicità

Ma puoi comprare una bicicletta, che in fondo è la stessa cosa.

Questa è la frase che appare su una pubblicità in un negozio di Moggio, ma la storia è ambientata a Riccione. Sotto un sole estivo, 28 i gradi, e tra le onde di un mare sporco, ma lo sapevamo.

E’ ormai qualche giorno che cerco un modo per raccontare 5 giorni di sport. I numeri sono su Strava, e raccontano di 260+ km di bici, 30+ km di corsa e i 5 km di nuoto. Ma c’è molto di più. Ogni allenamento è stato una avventura. Le boe, il motoscafo, il kite surfer in mare. Le discese e le salite cocenti in bici nell’entroterra della Romagna. La corsa tra i miraggi di fontanelle a piedi.

Se c’è una avventura che riassume tutto questo, è la discesa da San Marino. Dopo 40km di sole e salita, raggiungiamo un bar ai piedi del castello, con vista sulla pianura. Pausa cappuccino, perché con noi pedalano dei tedeschi. Pausa spezza ritmo, ma è una tassa da pagare. Mi siedo su di un muretto all’ombra ad aspettare. Dopo quasi 30 minuti vado a controllare a che punto sono, e con mio sgomento mi accorgo che stanno pranzando. Pizza, panini e quant’altro.

Il mio compagno di squadra mi vede, e trova una soluzione. La più semplice. Si parte. Al diavolo i crucchi. Così per i restanti 40 km siamo in quattro, tutti compagni di squadra, a tagliare vento e tornanti, a rotta di collo, fino a Riccione.

E’ una storia semplice, come altre ancora.

Come la guida che guarda la mia bicicletta con la stessa faccia (how cute) con cui noi guardiamo una vecchia 500… “che bella questa vecchia bici… appena ho 500 euro da buttare ne compro una…” Vagli a dire che io ci devo correre un mezzo Ironman con la “vecchia bici…” (e che ne ho spesi 400 di euro). Come il cibo all’hotel Gambrinus, alle fragole tagliate, al sorbetto al limone. Alle colazioni fatte di due toast, due fette di crostata, succo prima della vestizione. Come la spiaggia senza turisti.

Il triathlon non è uno sport di squadra. Oppure si.