Triathlon di Mergozzo e dinamiche mentali

L'arrivo del triatlon di MergozzoL'arrivo del triatlon di Mergozzo

E’ quasi autunno sopra il Lago Maggiore. Sarà il profilo delle montagne che fanno ombra, le nuvole che raffreddano l’aria o semplicemente il fatto di fare il viaggio da solo. L’avventura di luglio sembra lontanissima. Oggi è paradossalmente nostalgico a priori. Dopo poco più di un’ora di viaggio raggiungo Gravellona Toce. Passo da Arona, vedo i cartelli per Baveno. Dondolo tra la gara che ho fatto e quella che farò. In pochi minuti prendo possesso della stanza in un piccolo B&B. Parlo con i gestori ed esco per cercare cibo. Non è decisamente Arona. Il confronto è impietoso. Ma perché pensare ad Arona? Perché non concentrarsi sulla gara del giorno dopo? Mi sono allenato di meno. Non sento l’energia come a luglio. Eppure i chili di troppo presi a forza di gelati e formaggi della Valsassina sono scesi. Ma la forma non è quella di questa estate. 

La mattina mi alzo alle 6. Ho dormito bene. Meglio che ad Arona. La bilancia inizia a cambiare direzione. The, crostata, riscaldamento. Sono pronto. Carico tutto in macchina, saluto il gestore e parto. Parcheggio con tranquillità. Gonfio le ruote della bici e scendo fino al lago. Vedo la Zona Cambio e raggiungo la zona dell’arrivo. Vedo le boe posizionate in acqua. Sono vicine alla riva. Molto meglio che ad Arona. Il percorso in acqua mi dà fiducia. Pedalo fino al municipio, prendo il mio pettorale e quello di Roberto e torno alla macchina.

Sento un benessere diffuso, il corpo è sottile e non ho mal di pancia alla partenza. La gara si avvicina e l’attenzione sale. Torno alla macchina per preparare i materiali. Poi mi riposo un attimo e alla fine decido di scendere verso l’arrivo. Dopo poco è già tempo di portare la bicicletta in Zona Cambio. Prima di entrare incrocio Roberto e gli consegno il pacco gara. Vedere un compagno di squadra dà carica. Non siamo soli in questa avventura. 

Posiziono la bici in una Zona Cambio che è molto più larga di Arona. Bene! E le borse sono da lasciare in una aiuola dentro la ZC, molto comodo. La concentrazione e l’adrenalina salgono e io decido, contro i programmi, di lasciare la Gopro nello zaino. Non penso di avere la testa per mettermi a fare riprese. Entra l’arbitro ed annuncia che la muta è consentita. Buona notizia. Ulteriore buona notizia: ci dividono in 2 batterie ed io sono nella seconda. Essere nella seconda batteria mi piace. Sono forte nel nuoto e partire dietro mi permette di nuotare sorpassando i più lenti della batteria precedente. Questo mi intrattiene durante il nuoto. Guardo dove sono le persone, le punto e le sorpasso. Mangio un gel e scendo al lago. Tempo di riscaldamento. Mi infilo la muta ed inizio a nuotare. Alterno buone sensazioni a piccole crisi. Nuoto tanto, forse troppo, percorrendo il lato diagonale lungo che rifaremo in gara. Ad un certo punto mi fermo in mezzo al lago a chiacchierare con una concorrente. Una signora simpatica, sui 45 anni. Buona gara! La rivedrò più avanti, mentre mi sorpassa in bicicletta.

La partenza è vicina. Vado ai gradini ed incontro Roberto, William e Roberta. Così sono in compagnia fino allo sparo. E poi inizia. Parto davanti. Nuoto vicino a riva. Poi alla prima boa mi giro verso l’altra sponda. Qui un concorrente sta male. Alcuni chiamano aiuto. Ed io mi paralizzo. Mi giro sulla schiena e aspetto. Passano i secondi e l’ansia diventa noia. Ma che ci faccio fermo? Mi giro e butto la testa sotto l’acqua e accendo i motori. Risalgo la corrente e le posizioni, ma non trovo tante persone come ad Arona. Gli atleti sono sparsi e non riesco a prendere la scia di molti. All’uscita all’australiana mi sento quasi già stanco. Ma non mi fermo. Rientro in acqua e prendo il ritmo. Dopo 38 minuti esco dall’acqua. Ci vogliono poi 2 minuti a piedi per raggiungere la ZC.

Qui velocemente mi vesto per la bici e parto. Trovo subito i miei 36 km/h. Era la velocità che mi aspettavo. Ma rispetto ad Arona i battiti sono alti, troppo alti. La strada è un drittone con qualche collina. Inizio a vedere gruppi in scia che tagliano il vento velocemente. Cerco un ritmo per me e proseguo. Il primo giro di boa arriva dopo 22.5 km e mi pare di essere in sella da una vita. Afferro una bottiglia d’acqua ed inizio il ritorno verso il lago. Dovrò poi ripetere il percorso una seconda volta per chiudere i 90km.
Il ritorno è controvento. Sento la fatica. Tanto che vengo sorpassato da gruppi con cui non riesco a stare. Potrei mettermi dietro di loro a 12m e legalmente raggiungere la fine della frazione, ma le gambe non ci sono. A metà percorso prendo una banana e sento William e Roberta che gridano. Rilancio. Di nuovo a favore di vento ritorno a sgambettare sopra i 30km/h. Ma gli ultimi 20 km sono di nuovo un calvario. Rallento per non piantarmi durante la mezza maratona. A pochi km dalla fine lo stomaco e l’intestino iniziano a bruciare. Ancora una volta l’alimentazione mi gioca un brutto scherzo.

Entro in ZC decisamente indietro, ma comunque 10 minuti prima rispetto ad Arona. C’è speranza. Riesco anche a pisciare al bagno dentro alla ZC senza perdere tempo. Parte la corsa. Ci vogliono pochi metri per capire che sarà la peggiore tra le frazioni. Non ho potenza, ed ad ogni impatto con il terreno le budella graffiano.

A questo punto la cronaca di una mezza maratona conclusa in 2h e 24 minuti è inutile. Interessante, invece, sono le  dinamiche mentali che emergono quando ci sono delle difficoltà da affrontare. Ci sono quelle negative, come la fobia delle acque libere, che mi blocca nei primi 200 metri di ogni gara. Poi ci sono quelle positive. Come la conversione di una mezza maratona in un hike scout: 50 passi di corsa e 50 camminando, bevendo molto ad ogni ristoro. Così invece che pensare che non sarei più arrivato, pensavo che fare 21 km in piano e senza zaino è molto facile. Basta tenere un buon ritmo e sorridere anche quando ti chiedi per quale strana ragione ti trovi a Mergozzo, tra tutti i posti al mondo, a spingere il tuo corpo al limite delle sue capacità.

Passo il traguardo con il sorriso. Ancora prima che mi tolgano il microcip sento la voce angelica di William arrivare da oltre la transenna che dice “ti ho ordinato la birra”. E’ ancora estate sopra il Lago Maggiore.