Il più bello

IMG_20150927_135831Non è una gara di bellezza ma il racconto della gara più bella, a Borgio Verezzi, ridente località ligure stretta tra nomi più altisonanti.

Partenza molto presto la mattina da Milano, colazione abbondante fatta di panini, crostatine, the ed acqua. Arriviamo in località Borgio Verezzi che la ZC non è ancora pronta. Andiamo a registrarci e ci accolgono con un “ah.. ecco i due fratelli…”. E già sorrido. La giornata è ancora estiva, ma siamo già quasi ad ottobre. L’odore tipico dei paesini liguri, misto di salsedine e muffa dei vicoli per la spiaggia, è un dolcissimo “bentornato a casa” dopo 3 mesi di America.

Concludiamo la parte burocratica ed iniziamo il rito della preparazione.  Mentre montiamo le bici i passanti si fermano e ci parlano della zona, di quanto è bella e di come sarebbe importante se venissimo più spesso. Anche un gruppo di suore si ferma a chiacchierare. Dopo un rapido caffé (ero indeciso, avevo paura di cagarmi sotto e allora lo prendo d’orzo…. bleahhhh) e il posizionamento della bici in ZC sorge il dubbio: muta o non muta?

20150927_00086La direzione non si è ancora espressa. La temperatura potrebbe essere sufficiente per vietare l’uso della muta. Noi dobbiamo decidere se noleggiarla comunque (e quindi pagare). Dopo un po’ di chiacchierate, occhiate, piedi nell’acqua ed indecisione, le prendiamo. E una volta che iniziamo il riscaldamento siamo contentissimi. Nuotare con la muta aiuta il galleggiamento e previene il cagotto.

Non siamo in molti, saremo un 200. Ma questi 200 hanno fatto la scelta giusta. L’organizzazione è perfetta e serena. Hanno organizzato i “balli di gruppo” in spiaggia come riscaldamento…. 50 dei meno timidi a muoversi al ritmo della musica da villaggio turistico, indossando la muta da power-ranger… e ovviamente in prima fila mio fratello, che mi trascina in un momento di imbarazzo profondo…

La partenza è tesa. Smetto di parlare 10 minuti prima del fischio. Siamo come cavalli tra le canapi a Siena. Un gruppo ingovernabile. I piedi affondano nella sabbia e non stanno fermi, sbuffiamo e ci agitiamo. L’odore si sale e neoprene si confonde con l’eccitamento e la tensione. La prima boa è lontana. Poi un piccolo momento di serenità, guardo l’orizzonte, visualizzo il percorso e vedo come affrontarlo con calma. Sento il ritmo delle bracciate prima di entrare. Batto le spalle del fratellino e dico: “ci vediamo alla fine”. Fischio! Tonni alla ricerca della libertà. Manate, spinte, calci, acqua salata in bocca. Schiuma, tanta. Ritmo, ritmo, prima boa. Si gira a sinistra. Tratto lungo. Il respiro rallenta. Sono in linea. Ogni tanto alzo la testa e correggo la rotta. Ad un certo punto sono talmente fuori che vedo il mare aperto. Colpo di reni e mi rimetto in carreggiata. Ultima boa e giriamo verso la spiaggia. E mi accorgo che sto visualizzando la bicicletta. Ci sono 10 km in salita da fare. Prendo velocità verso la spiaggia. Per andare dritto mi infilo tra due altri nuotatori e sto in mezzo. Sono fuori, inizio a togliere la muta correndo sotto il vicolo che porta alla ZC. Una ragazza mi passa… era partita 2 minuti dopo di me e mi supera! Le ragazze sono davvero forti!

Entro in ZC e mi svesto della muta, pensavo di farlo velocemente ma sono un po’ impedito. Vedo la bici di Matteo, lui è ancora in acqua (dai che vinco!). Con una calma non necessaria, anzi deleteria, mi infilo una mantellina sopra al body per non aver freddo in discesa e bevo un gel (me lo sparo in bocca che quasi soffoco…). Salgo in sella e parto. Un po’ di su e giù e poi inizia la salita (i primi km li avevamo provati prima di mettere le bici in ZC). Che dire, inizio a salire del mio passo e non mi dispiace. Il paesaggio è magnifico e ad ogni tornante c’è gente. Non ho fiato per andare più forte, ma ho fiato per scherzare con la gente. Ed ad ogni curva chiedo: “sono primo?”. E la gente ride. Unico brivido, un gatto e un cane che attraversano il percorso, con un passante che sta li a guardare, “eh mica è mio il cane..”. Dopo 3-4 km di salita, una voce familiare. Matteo mi ha già recuperato. Si mette davanti e prova a portarmi su alla sua velocità, ma non riesco a stare a ruota. Così parte tranquillo. Sulle colline liguri si va su e giù continuamente. Ma se 20-30 mi passano in salita, sono ben di più quelli che mi superano in discesa. Eh si, mi cago sotto. Freni tirati sempre e velocità sostenuta solo quando la strada si fa larga. Per fortuna le mani le tengo in posizione bene, così quando becco la buca che mi proietta in avanti sono una cosa sola con la bici, e non cado.

Gli ultimi km sono bellissimi, tra gli uliveti. E poi si corre. Su e giù nel paese. Tanta salita anche di corsa, Smorfie e dolore. Qualcuno cammina. Hanno messo un fotografo alla fine del pezzo più ripido e quando lo vedo agito le mani come se stessi correndo anche se i piedi stanno evidentemente camminando.

L’arrivo è una festa sotto il grande albero, con frutta e acqua a calmare la sete. 5 metri prima del traguardo il capo dell’organizzazione da il cinque a tutti e grida: “bravo, hai finito il triathlon”. E quando hai dato tutto, quel cinque è la cosa più importante al mondo.

IMG_20150927_135652Mio fratello mi aspetta, è arrivato 6 minuti prima. Confrontiamo i tempi. Ci rilassiamo. Andiamo a fare la doccia in spiaggia e poi a mangiare la pasta con gli altri Tri-Atleti. Pasta al pesto, ovviamente, con il volto illuminato dall’ultimo sole estivo e dall’orgoglio di chi è arrivato in fondo. E la classifica, come al solito, conta poco.

 

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