Giorno 3

GIORNO 3

Il giorno diventò sera lentamente. La primavera non era ancora arrivata ma sicuramente stava già cercando parcheggio, purtroppo non c’era nessuno in strada ad accoglierla.

«Concordiamo con il Presidente, le misure d’emergenza sono necessarie». Il Ministro Ruzzi non si sottraeva alle telecamere, anche se rimanevano per Decreto a qualche metro di distanza.

Il Papà sul divano sbuffò «beh, non c’è molto altro da fare».

«Sì, ma come fanno a controllare tutti?» disse la Mamma.

«Senso civico. La mia squadra ha bloccato le uscite in bicicletta per evitare rischi inutili».

La Mamma ondeggiava tra apprensione, incredulità e perplessità.

«Cos’hai?» chiese riconoscendone lo sguardo arreso del Papà.

Ernesto disegnava seduto al tavolo della sala. Ascoltava senza farsi vedere.

Il Papà fischiò dentro il collo della bottiglietta di birra. Sembrava la sirena di una nave mercantile. Ondeggiava anche lui. Solo un po’ più forte.

«Devi trovare una soluzione. Lavorare da casa non fa per te» disse la Mamma.

Aveva ragione. Il Papà non riusciva a parlare. Lui che aveva sempre avuto storie meravigliose da raccontare.

Ma aveva paura. Aveva paura che la primavera, non vedendo nessuno, permalosa com’è, potesse andarsene.

Fu Ernesto ad alzarsi. Prese la chitarra e la portò a suo Papà.

L’odore pungente di metallo delle vecchie corde si mischiò al sapore della birra. Era un binomio conosciuto, stridente e pieno di energia. Fu un accordo di do maggiore e una nota lanciata a pieni polmoni a fare uscire il mercantile dall’incavo dell’onda.

La Mamma sorrise «mi stavi facendo preoccupare».

«I am an Ironman, baby» disse il Papà strizzando l’occhio.

E mentre il mercantile risaliva con forza l’onda Ernesto si girò ed andò in cameretta.

«Penso che la medicina funzioni» disse ad Aquila.

«Si ma non cantiamo vittoria troppo presto, abbiamo ancora tanto lavoro da fare» disse Aquila orgogliosa del suo discepolo.