Giorno 2

A mezzogiorno il primo raggio di sole illuminò la finestra della sala. Sul fuoco andava una pentola di ragù che si mangiava con il naso e con gli occhi.

«Mamma, sono stanco di stare a casa, posso andare a Scuola domani?»

La Mamma sciolse le preoccupazioni nei suoi occhi e sorrise: «Tu che vuoi andare a Scuola? Domani nevica!».

Ernesto andò in camera sua, abbattuto.

«Non posso uscire, Aquila. Io che ho girato tutto il mondo!».

«Tutto?» chiese Aquila sorridendo.

«Beh, non proprio. Però ho volato, sono stato su un treno sott’acqua. Ed adesso per uno stupido virus..».

«Ti capisco, anche io per un certo periodo ho fatto fatica ad uscire di casa».

«Quando?».

«Oh, tanti tanti anni fa. Sai non sono proprio un lupo di primo pelo».

«Sei un Aquila, infatti» disse Ernesto sorridendo mentre si accucciava sul divano.

Con una mano teneva il vecchio telefono giocattolo e con l’altra si picchiettava un vecchio tubo di bolle di sapone vuoto sul ginocchio.

«Dico, se non c’è una medicina, qualcuno dove pure inventarla. E se quel qualcuno fosse io?».

«Prepariamo una medicina».

«Come la vuoi preparare?» chiese Aquila.

«Beh, buona e dolce, che non sembri muco e che faccia guarire chi è malato e che non faccia ammalare chi non è ammalato».

«Mi sembra la ricetta giusta» disse Aquila.

«Mi aiuti?».

«Certo, scrivi la lista degli ingredienti».

Ernesto prese un foglio ed una matita ed iniziò a scrivere, ma non andò più in là del titolo.

«Aquila, ci sei?».

«Sempre».

«Non so che ingredienti mettere, non sono uno scienziato» disse Ernesto.

«Aquila…».

«Non avere paura» disse la voce alla caramella al miele. Un’ala di sole avvolse Ernesto.

«Iniziamo dai due ingredienti principali di ogni medicina, il primo è l’acqua».

«Ed il secondo?».

«L’altruismo».