Giorno 1

Un panno omogeneo di grigio luminoso avvolgeva una Milano perplessa. Ernesto non sarebbe andato a scuola neanche quel giorno. Erano ormai più di due settimane che non vedeva i suoi compagni. Rimpiangeva anche i temi di italiano. Aveva però la fortuna di non essere mai solo: Mamma e Papà si alternavano ai nonni per fargli compagnia. «Che cosa vuoi mangiare oggi?» chiese la Nonna. «Pasta al pesto» rispose Ernesto.
Dalla finestra poteva vedere la strada. C’erano persone e macchine, ma tutto sembrava andare molto lentamente.
Suonò il telefono. Ernesto sentì la voce della Mamma chiedere alla Nonna «Dov’è Ernesto?» Da quando l’estate prima era scappato di casa per andare a New York, la Mamma era sempre preoccupata che potesse ripartire. «Che avventura» disse a bassa voce. Prese un foglio e dei pastelli ed iniziò a disegnare un treno con Mattui, il migrante. Poi cercò di tracciare la faccia rugosa di Mario, il barbone, e subito gli venne in mente il sapore della brioche che aveva mangiato a Parigi. Si interruppe. Pensò a Maria. Un pastello cadde dal tavolino e si infilò sotto il divano della cameretta.

Era un posto scomodo. Ma il pastello rosso era importante e, sbuffando, si chinò per recuperarlo. Provò ad infilare le dita, ma non lo raggiunse. Si guardò intorno per cercare un attrezzo e vide un vecchio cucchiaio di legno da cucina. Era la sua sciabola quando giocava ai pirati. Lo prese e lo infilò nella stretta fessura. Sentì di aver toccato qualcosa e cercò di tirarlo verso di sé.
Non era il pastello, ma il suo vecchio telefono giocattolo di quando era piccolo.

Ernesto rise. Durante la sua avventura aveva usato lo smartphone di Denver per parlare con i suoi amici piloti e volare dall’Irlanda all’America. Quel piccolo giocatolo di plastica ora gli sembrava così stupido. Eppure per curiosità lo portò all’orecchio. «Ciao Ernesto» disse una voce lenta e dal sapore di caramella al miele.

Ernesto rimase immobile. Si guardò intorno. Ma sapeva che la voce proveniva da quel telefono giocattolo. Era un giorno grigio luminoso a Milano, quando Aquila ed Ernesto fecero conoscenza.