Due ore e quarantasette: Sirmione andato!

arrivosirmioneDue ore e quarantasette minuti. Tempo finale del primo triathlon olimpico, il Garmin Trio di Sirmione (il cronometro nella foto mostra il tempo cronometrato dalla partenza della prima batteria. Io sono partito nella batteria 6). Obiettivo raggiunto, stare sotto le 3 ore. Posso dire di essere stato sotto le 2 ore e 50. Non male, visto come si erano messe le cose all’inizio.

Giornata non semplice. Sveglia presto e colazione a base di uova e marmellata. Caffé, bici nel bagagliaio. Ritrovo alle 8:30 e partenza. Alle 10:30 siamo al nostro Airbnb di Desenzano. “Buongiorno, ecco le stanze”. Blablabla. Arriva anche l’amico bravo, quello che in gara poi ci darà la merda, ed altra colazione al bar. Caffé.

Tutti in macchina, si riparte. Raggiungiamo la zona ritiro pettorali che non c’è parcheggio. Torniamo indietro e troviamo uno spiazzo. Montiamo le bici. Il sole picchia già forte. Ruote a 8 atmosfere e registro il cambio. Contachilometri fissato, funzionerà solo per i primi sette chilometri.

Il tragitto verso la zona ritiro pettorali è sempre sotto il sole. Per fortuna al nostro seguito abbiamo le fidanzate ed i genitori. Arriviamo al desk.  Si trova di fianco alla Zona Cambio 2, dove lasceremo le bici ed inizieremo la corsa. Qui la prima sorpresa della giornata. Cartelli scritti a mano e affissi sotto il porticato non lasciano dubbi: muta vietata. Lasciamo le scarpe al T2 e ci dirigiamo verso T1, sul piccolo promontorio di Sirmione. Tra inconvenienti vari rimaniamo in piedi e sotto il sole per tanto tempo. E’ già 1:45 quando entriamo nella T1 per posizionare le bici e sono le 2 quando ci sediamo a tavola per il pranzo. Una pasta al sugo che causerà a tutti e tre dolori intestinali da metà gara in poi.

partenzasirmioneE’ qui a tavola che inizia a salire l’ansia. Dopo pranzo abbiamo solo il tempo per cambiarci ed andare alla partenza. Passiamo sopra il ponte del castello, vediamo il tratto suggestivo che faremo a nuoto, proprio nel fossato, e attraverso i vicoli di Sirmione arriviamo alla spiaggia. L’acqua è verde smeraldo, i triatleti super rumorosi. La boa lontana. Entro nel lago per il riscaldamento. Appena l’acqua mi arriva la petto, sale dai polmoni un fremito d’allarme che blocca i muscoli in una continua contrazione per inspirare quanta più aria possibile. Non ho mai avuto paura della parte nuoto come dopo il Triathlon dell’Idroscalo, dove le alghe mi avevano bloccato. Ora le acque libere mi terrorizzano. Mi terrorizza il fatto che potrebbe venirmi paura a metà percorso. E’ Paura della paura. Alice, il fratellino e l’amico bravo cercano in tutti modi di aiutarmi. Alice, con sensibilità femminile, mi da un amuleto. Matteo, con cameratismo più maschile, mi batte le mani sulle spalle e sul petto. L’amico bravo cerca della crema solare per proteggerci dal sole. Ma davvero, l’ultima mia preoccupazione è mettermi la Nivea. Entro ed esco dall’acqua tre volte prima di riuscire a fare dieci bracciate di fila. Non di più. Poi attendo. Non so se partire o meno, e se una volta partito riuscirò a finire. Ma in testa ho una frase che viene fuori dall’ultima conversazione con Alice e l’amico bravo: se ti viene un attacco di panico, cosa devi fare? Non c’è molto da fare, devo continuare a nuotare.

sirenasirmioneE vaffanculo. Nuoto bene. Quando partiamo sono a centro gruppo. Gabriele, l’amico bravo, è davanti. Ed una foto fatta da lontano testimonia che fino all’ultimo momento guarda dove ero e se ce la facevo a partire. Con calma, scivolando sull’acqua, inizio a salire verso la prima boa. A metà, ecco il panico. Onde, schizzi e freddo hanno fatto salire l’angoscia. La reazione è fredda. Testa in acqua e nuota. Zitto e nuota. Alla prima boa inizio a superare altri concorrenti. E così verso la seconda recupero altre persone. Il cervello è una macchina complessa. Non si capisce bene come funzioni quando crea le inquietudini. Sta di fatto che l’ansia piano piano lascia spazio a qualcosa di più familiare, ed inizio a ritrovare il piacere di nuotare senza barriere. Il fresco dell’acqua ed il sole che scalda ad ogni bracciata. E non faccio fatica. Per evitare brutte sorprese, tengo un ritmo blando, che comunque mi permette di risalire posizioni. Giro la seconda boa ed inizio a nuotare verso il castello. Sino ad ora la nuova tecnica “occhi da alligatore” ha funzionato, ho nuotato dritto. Raggiungiamo il castello e una forte corrente di acqua fredda, che arriva dall’altra parte del lago ci assale. Ma ormai ho fatto pace con l’acqua, e combatto per conquistarmi il mio posto nello stretto canale, sotto lo stretto ponte.

nuotosirmioneL’ultimo pezzo avrei potuto farlo più forte, ma non sapevo quanto mancasse. Esco senza fiatone, dopo più di 33 minuti di nuoto. 45 secondi in più rispetto all’allenamento. Esco e vedo Alice che sorride. E rido di gusto anche io. Corro nella zona cambio e mangio subito un gel energetico, poi mi infilo numero, casco, occhiali e scarpe. E via verso la prossima avventura. La partenza in bici è da sprint: 40 km all’ora fissi. Prima con vari gruppetti, poi con un gruppone. Fiatone, mentre la strada sale e scende, affronta rotonde e pavé. E’ una vera gara di ciclismo. E sono in un bel gruppo. Ma in uno strappo in salita la catena si incastra tra l’ultima corona ed il mozzo. Quasi cado. Mi fermo e torno per qualche metro indietro, per cercare di sistemare il problema in discesa. Niente. Mi fermo ancora e tiro la catena con tutte le mie forze. Ci vogliono 2 minuti per sistemare il problema e ripartire. Sono solo ed in mezzo alle macchine. Ma di lì a poco arrivano altri corridori. Inizio a saltare di ruota in ruota, ricucendo dopo ogni strappo o curva o discesa pericolosa. Mangio una barretta energetica e bevo tant’acqua. Ai 30 km è già finita. Per fortuna le nuvole avevano già da tempo coperto il sole. Insieme alla borraccia vuota, un altro inconveneinte: inizia il mal di pancia. Colpa della pasta, come detto. Un mattone fisso all’altezza dell’intestino che mi accompagnerà fino a metà della frazione di corsa. Riesco comunque a godermi il resto della frazione di bici: velocità massima raggiunta in discesa, 59 km/h. Gli ultimi 5 km li faccio con un gruppetto che grida incitamenti e ride. Qualche pericolo di troppo tra alcune macchine che si inseriscono nel circuito senza nessuna precauzione, e poi arrivo alla zona cambio T2. Sulla faccia una maschera di orgoglio.

doponuotosrimioneAppena appendo la bici alla rastrelliera, il cielo inizia a caderci sulla testa. Catinate d’acqua. Il cappellino che avevo lasciato in T2 per combattere l’arsura del sole durante i 10km di corsa mi serve ora per tenere gli occhi all’asciutto, almeno vedo dove vado. Lode alla visibilità, perché ad un incrocio, invece che seguire quello davanti a me, mi fermo per capire meglio dove prosegue il tracciato, fino a dover chiedere ad un passante dove fossero passati gli atleti precedentemente. Mi indica un’altra strada, mi giro per gridare agli altri, che nel frattempo avevano imboccato il percorso sbagliato, di seguirmi. E si riparte. Come detto, i primi 5 km sono segnati da un mal di pancia fastidioso. Ma poi il dolore diventa gestibile ed entro nel circuito finale di poco più di 2 km da ripetere 3 volte. Qui incrocio il fratello, che era partito 6 minuti prima con una altra batteria, che corre nell’altra direzione. Sale la motivazione, potrei farcela. Nel frattempo il temporale ha portato vento e fulmini che si infilano nel lago di fronte a noi, gonfiandolo di onde e di elettricità. Il vento tira giù segnali e cartelli. Di fianco ai corridori corrono turisti e bagnati sorpresi dal brutto tempo. Chi per sport, chi per necessità, si trova a nuotare tra pozzanghere e pioggia. Faccio una curva a sinistra e vedo di nuovo Alice. Questa volta con una scatola da scarpe in testa per proteggersi dalla pioggia e un altro enorme sorriso. Devo dare tutto, il fiato c’è, le gambe un po’ meno.

Al secondo incrocio con mio fratello ho recuperato circa 200 metri. Non male. Devo accelerare. E ce la metto tutta, per quanto possibile. All’arrivo la passerella blu è un bellissimo miraggio. Tolgo il cappellino e lo lancio verso gli altri, già arrivati. Mi metto gli occhiali da sole per la foto all’arrivo e sorrido: 2:47 minuti. Un minuto e 10 secondi in più del fratellino. Ha vinto ancora lui, ma di poco. E la sfida è solo rimandata. Per la cronaca l’amico bravo è arrivato 20 minuti prima di noi. Ma se non fosse stato così, non sarebbe l’amico bravo. E anche il fratello ha avuto problemi tecnici alla bici, vittoria meritata, ma con questo margine sono sicuro che sente il fiato sul collo.

 

Be the first to comment on "Due ore e quarantasette: Sirmione andato!"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*