Deejay 10: una festa e due frustrati

Deejay10 2018La Deejay10 2018 passaggio alle Gemelle dopo Cadorna

Deejay 10 2018: una festa e due frustrati

La festa inizia con una piazza colorata di acqua marina. La mattina inizia qualche ora prima, sulla Martesana, a macinare chilometri prima di arrivare in Duomo. Oggi il programma ne prevede 33.

La Martesana

Non servono iperboli per raccontare la ciclabile sul naviglio che raggiunge Cassano, ma non resisto alla tentazione. Perché appena lasciata alle spalle via Padova la città si sfilaccia ed appaiono sorrisi e persone distese. E’ un passaggio non segreto verso un mondo di sport e di pescatori di cui mi piace far parte.

La strada verso il Duomo

Una volta percorso il naviglio avanti ed indietro il contachilometri segna 20km. Mi sento bene, mi fermo per cambiare la maglietta ed indossare il pettorale e riparto verso il centro. Attraverso via Porpora e Piazzale Loreto, poi tutto Corso Buenos Aires, fino a fiancheggiare i Giardini Pubblici. Non è la Martesana, ma anche qui la gente sembra tranquilla. Sarà che sono io quello che corre, ma tutti sembrano andare più lentamente. Il caldo fuori stagione, si vede, aiuta.

Nel fiume della corsa

Supero i giardini e mi immetto nella circonvallazione interna, tuffandomi a capofitto nel fiume azzurro di corridori. La Deejay10 è una festa. Quest’anno siamo in 40mila. Sono contento, il passo è buono, la fatica gestibile. Inizia lo slalom, come preventivato. Ma non sembra essere un problema. Ad ogni angolo ci sono gruppi di ragazzi con casse e musica, e penso che il mondo dello sport sia una base su cui costruire un’Italia diversa, che ascolta, che comunica, che condivide.

Lo scoglio sulla strada

Pensieri che mi accompagnano fino al sesto km, più o meno. Quando, tutto sulla sinistra, accarezzo la spalla di una ragazza per chiederle di farmi passare. La ragazza camminava. Rallento e aspetto che si sposti e che sorrida. Invece si infervora, reagisce male. Con cortesia le suggerisco di andare tutta sulla destra se vuole camminare, perché ne arriveranno altri più veloci di me. Mentre me ne vado, lei ed il suo accompagnatore mi mandano a quel paese, con tono infastidito, frustrato, come se fossero stati vittima di una ingiustizia.

In altre occasioni avrei continuato a correre. Questa volta no. Mi hanno rovinato il mondo perfetto che mi ero creato. Pensavo che tra sportivi ci capissimo. Invece l’incattivimento della società è arrivato fino dentro la corsa. Quindi mi fermo e li aspetto. La mia domanda è semplice: sono stato gentile, ti ho dato un consiglio, che bisogno c’è di mandarmi a quel paese? Non sanno come rispondere. Una volta a confronto con la propria maleducazione, gli imbecilli rimangono muti. Poi me ne vado, infastidito. Loro rimangono dove sono, immersi fino al collo nella loro piccolezza. Ma quell’accadimento mi fa guardare al resto della corsa con occhi diversi.

Il microcosmo di condivisione e di comprensione forse non esiste. O forse è rimasto sulla Martesana. La Deejay 10 è una festa, non una gara. E’ bella per questo. Non le si può chiedere la profondità e la gentilezza che cerchiamo al 28simo km, quando la pelle brucia e il calo di zuccheri ci prende per mano, conducendo i pensieri ad uno stato di allucinata estasi esistenziale.

Le gambe girano

Ma la musica non smette. Le casse sono piene. La strada gira e Corso Sempione appare in tutta la sua bellezza. Vedo l’Arco con il carro trainato da cavalli che si muovono in controluce. L’orologio segna 30km, ma le gambe girano. Il ritmo è buono. Il cuore a tempo. Non rallento. Vado più veloce. Chiudo correndo sotto i 5:20. Mai andato così forte una volta superati i 26km. Il sole splende. La giornata è positiva. E’ una festa. Per sportivi e per tutti. Tranne che per una coppia di frustrati che si sono alzati male e che vivono da maleducati in un mondo che li premia. Ma, per fortuna, non li premia ancora nel mio mondo fatto di podisti, ciclisti, nuotatori e pescatori.