Ci vogliono gambe, energia, uno stomaco fermo e la testa a posto.

palermo

E si può comunque fallire. Ma come si cade, poi ci si rialza

Ciao Ernesto,

qualche settimana fa ti abbiamo portato per la prima volta sull’aereo. Siamo andati in Sicilia. A Palermo. 20 gradi, panino con la milza, cannolo e una casa presa in affitto per tre giorni con vista sui tetti della città. In pieno centro. Tutto organizzato per permettermi di affrontare l’ultima gara della stagione, la Maratona di Palermo. 42 km alla scoperta di una città che non avevo mai visto. Passando prima dal centro e poi uscendo verso Mondello. 

Venerdì e sabato tutto è andato a gonfie vele. Abbiamo girato la città, ci siamo fermati in qualche locale storico, abbiamo cenato in maniera sublime. E finalmente arriva domenica.

 

Alle 5, mi alzo e mangio qualcosa. Poi torno a letto. Sveglia alle 6:30. Lo stomaco non c’è ma torna velocemente a posto. Preparativi molto facili e poi di corsa in via Roma a prendere la 101. Aspetto, aspetto e non passa. Altri runners si ammassano alla fermata. Poi passa un tizio che ci avvisa: la 101 quel giorno non sarebbe passata da via Roma proprio per la Maratona, bisognava andare giù al mare. Si corre verso il bus e inizio a sentire una leggera nausea salire. 

Per correre una maratona ci vogliono muscoli, energia, uno stomaco fermo e la testa a posto. I muscoli sono il motore, lo stomaco il carburatore, l’energia, manco a dirlo, la benzina, e la testa il volante. Se non hai motore, ti fai male. Se non carburi, ti fermi al primo gabinetto. Se non hai energia ti trovi a camminare. Se non hai testa, è meglio che tu stia a casa. 

Prima di partire mi sentivo bene. C’erano venti gradi, il sole spuntava da alcune nuvole che avevano appena rinfrescato l’aria con un po’ di pioggia. Era la mia giornata. Poi lo sparo da il via alle danze. E immediatamente mi sento strano. Sudo più del dovuto e ho 10 battiti in più di quelli che mi aspettavo. Mi distraggo guardandomi in giro, ma questa sensazione rimane. Al 6km ci siete tu e Alice a fare il tifo! Un bacio e poi riparto. Al 10km sono stanco. Al 15km cammino.

 

Al 15km cammino. Non mi era mai successo. La mente ha mollato perché se le gambe ci sono, se c’è energia, se c’è lo stomaco, allora è la salute che manca. Cammino fino al 21simo, dove riprendo la borsa. Trovo la 101 e mi siedo. A metà strada mi sporgo dal finestrino a vomitare. Non so come ho fatto a scendere alla fermata giusta. Tremando torno in casa e mi infilo sotto le coperte. Per 18 ore rimarrò in preda ai tremori, alla nausea e a 38 e mezzo di febbre. Influenza.

Si, mi sono ritirato. E nonostante sia stato a causa di forza maggiore, brucia. Così dopo sei giorni mi sono messo le scarpette e sono uscito di casa. Tua mamma ti ha tenuto tutto il pomeriggio mentre io me ne sono andato al parco, e poi verso un altro parco ancora. Le gambe non c’erano, perché ero fermo da 5 giorni. Lo stomaco era a posto, le energie anche. La testa voleva di più di ciò che le gambe avrebbero voluto reggere. E così, più lentamente dei lunghi lenti che ho fatto in preparazione, più lentamente di come mi piace ammettere, più lentamente di ogni altra volta, ho corso 42.2 km. Le gambe si sono indurite al 24simo. Avrei avuto ogni motivazione per lasciar perdere. Perché non c’erano manifesti, non c’era pettorale, non c’erano sponsors. Ero da solo, al buio, al parco Lambro. Ma ho fatto la mia Maratona di Palermo, a Milano.

Perché finché le gambe girano, finché il cuore batte al tempo giusto, finché potrai alimentarti come si deve, la testa fa la differenza. La testa ti fa rialzare dopo una caduta. 

E comunque l’anno prossimo ti riportiamo a Palermo, che anche a novembre è stupenda.