Allenamento in acque libere

La paura del nuoto in acque libere, ho capito, è un problema diffuso. Ci sono molti consigli su come affrontarla, molti pochi consigli su come eliminarla. Per fortuna ho una squadra, e in questa squadra ci sono degli atleti molto forti. Una di loro mi ha dato degli spunti interessanti. Partiamo da una considerazione: questo tipo di paura è irrazionale, perché le distanze che si fanno rientrano abbondantemente in quelle a cui siamo abituati durante gli allenamenti. Inoltre sembra scatenarsi da una serie di fattori concomitanti: poca visibilità, muta che opprime i polmoni, lotta con altri nuotatori, etc. Allo stesso tempo è una paura “normale”, perché l’acqua non è il nostro ambiente naturale.

Ora, la cosa interessante che la mia compagna di squadra mi ha detto è questa. Inizia a metterti in testa che non bisogna combattere l’ansia, perché l’ansia è un sintomo di una paura. Lascia che l’ansia arrivi e combatti, anche con ironia, la paura che c’è dietro. La mia paura è di non riuscire a tornare a riva. Ed è una paura assurda, perché nuoto bene e a riva ci arrivo tranquillamente. La frase che più mi ha colpito è: “ci si protegge dai pericoli, e non dall’ansia”. Se considero l’ansia come un fatto normale, figlio di una convinzione sbagliata, che posso sfidare, tutto si aggiusta.

Qualche giorno dopo, com la mia squadra, abbiamo fatto un allenamento in una cava, in un laghetto naturale. 2250 metri in acque libere divisi in tre giri. E’ andata meglio. Molto meglio. Soprattutto senza muta! Ma anche perché avevo un angelo custode su una canoa a fianco :).

 

 

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