Quel ramo del lago di Como

E così Lecco chiude il suo lungolago per circa 800 atleti che sfidano le onde e la corrente del Lago, il vento che arriva da Colico e il sole giamaicano che si abbatte sulle vie del centro. Questo, in estrema sintesi, è ciò che è successo domenica ai piedi del Resegone. Ad onor del vero, le onde e la corrente hanno caratterizzato soprattutto la prima batteria, partita alle 8:45, con alcuni atleti che al giro della seconda boa hanno nuotato quasi fino all’Adda prima di alzare la testa ed accorgersi che erano completamente fuori rotta. Dalla seconda batteria (la mia) in poi, il lago ed il vento si sono tranquillizzati, mentre il sole ha preso il sopravvento, costringendo molti corridori, me compreso, a correre qualche metro in più pur di poter correre all’ombra.

IMG-20160710-WA0003Colazione del campione come sempre, e questa volta mio padre che mi accompagna. Il procedimento è un po’ diverso. Per rendere il tragitto in bici più sicuro, le batterie sono molto dilazionate del tempo. Quindi la ZC apre e chiude “per batteria”. Quando guardo la prima batteria partire, tra vento e onda, devo ancora sistemare la bici. Ma è davvero un attimo, e sono in acqua. Muta addosso. Iniziamo il riscaldamento. Primo tuffo, primo fiatone. Poi la bracciata si allunga e trovo il ritmo con le onde. Mi accordo che la difficoltà è il trade-off tra trovare un ritmo giusto tra l’onda e respiro e guardare dove si sta nuotando. Dopo aver visto gli altri atleti dover risalire la corrente per tornare in carreggiata, è essenziale nuotare dritti. La tattica occhi da alligatore funzionerà anche questa volta.

Alla partenza ci fanno buttare dal molo: un giudice ed un responsabile del soccorso a bordo di un gommone ci gridano di sbrigarci. Ma il cancelletto è stretto, e duecendo corpi agitati non sono facili da far passare in maniera più rapida. Poi parte la sirena. E parto più veloce del previsto. Poi mi assesto. La risalita verso la prima boa dura poco. Giro a sinistra e raggiungo in un secondo la seconda boa. Da qui si torna a riva. Ma con il sole negli occhi nuotare esattamente verso l’approdo non è facile. Qui l’onda è di traverso e la corrente un poco più forte. Ci vuole concentrazione e determinazione per non rimanere bloccati a mezza via. Ma una volta arrivati a 50 metri dalla riva, tutti gli indugi svaniscono e tutti danno ciò che rimane per uscire dall’acqua.

IMG-20160710-WA0005Esco appena dietro il gruppone. In 15 minuti. Tempo nella media dei miei allenamenti, percui non mi lamento. Via muta e occhialini, su scarpette (senza calze questa volta, chissene), rapporto agile e inizia il circuito. Per i primi 5-6 km seguo diverse ruote, a tratti tiro con quella poca velocità che riesco a generare. Al settimo km trovo il gruppetto che non mollerò più fino al cambio. Il percorso in bici è caratterizzato da due tornanti, a ciascun capo, e da una salita/discesa dalla parte opposta alla zona cambio. Medie da 38km/h sono possibili in un gruppo bello formato. Il nostro piccolo gruppettino non ha speranze, ma quelli che han tirato ce l’hanno messa tutta. Nel mio piccolo ce l’ho messa tutta a non staccarmi. Chiudo bike+T1 e T2 in 38 minuti.

La corsa è decisamente più pane per i miei denti. Tra salitine e discese tengo un buon ritmo mentre cerco l’ombra dei palazzi. L’acqua della zona rifornimento me la verso sul coppino bruciato, e poi scatto per gli ultimi 500 metri, fino a tagliare il traguardo, con foto scattata da mio padre. All’arrivo trovo un compagno di squadra. Anche lui fa parte del gruppo “quelli bravi” che partirà all’una. Due chiacchiere e un “inboccaallupo”. Tempo di guardare la partenza della batteria donne, dove c’è un’altra compagna di squadra. Poi ritiro la bici, la muta e penso solo ad una cosa: il pranzo che verrà.

 

Be the first to comment on "Quel ramo del lago di Como"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*